Maledetti toscani
Curzio Malaparte nel suo “Maledetti Toscani” scriveva che “I toscani hanno il Paradiso negli occhi e l’Inferno in bocca” per indicare la bellezza di questa terra ( fatta di paesaggi, arte e cultura) e l’innato senso di dissacrazione e di “tagliente ironia” che abbiamo nel nostro parlare. Anche il sigaro toscano rientra nel carattere e nella storia della terra di Toscana. Non molto bello a vedersi, bitorzoluto, duro, scuro dal sapore forte e pungente e mai uno uguale all’altro.
Un tempo lo fumavano butteri, carbonai, pastori, briganti e fiaccherai. Persone semplici, senza pretese. E il sigaro toscano, in effetti, a loro era dedicato. Quando un improvviso acquazzone nell’estate del 1815 allagò una partita di foglie di tabacco Kentucky (prodotto nella nella Val di Chiana) alla Manifattura Granducale di Firenze, tutto sembrava perduto.
Il tabacco, aveva cominciato a fermentare e si riteneva che non potesse più essere impiegato per la produzione. Pur di non sprecare nulla e non incorrere nelle ire del Granduca, i solerti impiegati della manifattura pensarono di arrotolare un sigaro economico per il popolino.
Tale fu il suo successo, che solo 3 anni dopo il Toscano entrava in produzione e quello che doveva essere un prodotto di scarto originato da un involontario errore cominciava l’evoluzione del suo carisma: non più sostituto di prodotti più nobili ma vera alternativa e scelta di vita. Certo, sul Toscano non aleggia la benevola leggenda che dietro ad ogni cubano vorrebbe una bella mulatta arrotolare il tabacco sulla nuda coscia, ma è indubbio che il sigaro che ancora si produce in Toscana ha compiuto una vera scalata sociale.
Molti sono quelli che lo hanno fumato, tra i quali cito Giacomo Puccini, Mario Soldati e Eugenio Montale, sfidando negli ultimi 200 anni le convenzioni sociali e ancora molti quelli che continuano ad apprezzarne la sua storia ela sua sincerità.
Ho il “vizio del fumo” e oltre alle sigarette fumo il sigaro, in particolare l’Antico Toscano che fumo non ammezzato ma intero “alla maremmana” alla maniera dei butteri maremmani. La tradizione dei butteri, nel cuore della Maremma, vuole che il sigaro vada acceso per intero. Tradizione nata dalla scomodità del tagliarsi un sigaro a cavallo e del tempo a disposizione nelle lunghe cavalcate.
Fumare un sigaro, al di là delle considerazioni di slaute e portafoglio, è un atto di cultura. La fumata del toscano è lenta, ha i suoi tempi, impone di pensare, di concentrarsi ma nello stesso tempo di viaggiare con la mente magari sorseggiando un buon bicchiere di vino.
Riporta a sapori e profumi antichi, a immagini della memoria, a quando un vecchio cavatore, Gabriello, che aveva 84 anni si sedeva su una panchina sulla piazza del paese, mi chiamva con il gesto della mano e mi mandava, io bambino delle elementari, a comprargli due sigari toscani alla tabaccheria ( oggi arresterebbero me e lui).
A volte quando torno ad Azzano, da mio padre, me lo rivedo su quella panchina con un cappello nero, il bastone nodoso di castagno, un vestito di fustagno , il panciotto con la catena dell’orologio, la camicia un pò lisa e il fiocco nero degli anarchici. E quelle nuvole di fumo che uscivano con lentezza dal sigaro appena acceso…
A volte fumo anche il Toscano Originale ancora oggi realizzato nella Manifattura di Lucca, come l’Antico Toscano, secondo i metodi di lavorazione completamente manuali che vantano ormai due secoli di tradizione. La differenza tra i due tipi di sigaro sta proprio nella lavorazione (oltre al prezzo) che è a macchina per l’Antico e a mano per l’Originale.
“In questa terra di lacrime, ci restano due piaceri: amare una bella donna e fumare un sigaro toscano”
(Carlo Levi)
Ho la fortuna di fare tutte e due le cose…
Alcuni link:
Club Amici del Toscano ( di cui sono socio)
Il sigaro Toscano da Wikipedia
Categoria: Memoria, Tradizione | Trackback | Permalink | Lascia un commento