I nipoti raccoglieranno i tuoi frutti
Vi dicono nulla questi nomi?… Gambafina, Decana del comizio, Verdacchia, Regina di londa, Coscia di monaca… Non sono personaggi di fantasia o soprannomi di signorine di facili costumi. Sono nomi di antichi cultivar in particolare di melo, pero, susino, pesco. Sono alcune delle tipologie di piante da frutto che troveranno dimora a Tre Scogli.
I nipoti raccoglieranno i tuoi frutti è la traduzione letterale di una frase di Virgilio: “Carpent tua poma nepotes.” Il significato è che altri mieteranno dove noi abbiamo seminato, ed anche nel senso meno egoistico che l’uomo non deve lavorare solo per sé stesso, ma anche per le generazioni future.
La nostra idea è quella di coltivare rispettando memoria e luoghi dove viviamo, assecondando la natura e i sui cicli vitali, recuperando specie dimenticate, quasi scomparse e uccise dalle logiche di mercato ma che hanno inciso nella vita e nella cultura contadina di queste come di altre zone d’Italia.
Un percorso di recupero della memoria e delle tradizioni oltre che dei sapori per riscoprire come il nuovo sia gia scritto nelle radici del passato, rieducando gli occhi e i palati alle complessità dei gusti e delle forme differenti, concedendoci il tempo della lentezza e il ritmo delle stagioni.
Stefano “Il Vagero” ha un amico al Bassi Vivai di Cuneo che ci ha consigliato una lista di antichi cultivar fruttiferi, tenendo conto della tipologia dell’ambiente in cui vivranno, da cui scegliere. Stasera, davanti a una birra e un bicchere di rosso io e Stefano abbiamo scelto queste varietà e quantità:
- 2 Decio (melo)
- 1 Renetta grigia di Torriana (melo)
- 1 Passacrassana(pero)
- 1 Decana del comizio (pero)
- 1 Luizet (albicocco)
- 1 Regina di londa (pesco)
- 1 Coscia di monaca (susino)
- 1 Verdacchia (susino)
Quando sarà il momento le metteremo a dimora, insieme a a quelle già presenti a Tre Scogli come noce, ciliegio, fico ecc., e chiederò a Pascolo Vagante il suo utilissimo parere da esperta di antichi frutti. Poi, dopo le piante da frutto, Stefano ( grande vignaiolo e sommellier) avrà il compito di scegliere il tipo di vigneto che impianteremo…
C’è la tradizione di piantare un albero quando un nasce un bambino. Noi pianteremo molti alberi per la nascita della nostra nuova vita
Una filosofia di vita
Risulta oggi difficile per la nostra generazione ricordare che fino a poco tempo fa la maggior parte degli italiani viveva nella campagna, in una cultura profondamente legata alla terra e ai suoi cicli. Pensiamo che sia fondamentale riacquistare un contatto con queste nostre radici.
Nella frutticoltura moderna la produzione risponde ad esigenze di tipo commerciale, fra le quali la standardizzazione delle forme e delle dimensioni dei frutti, l’assenza non solo di parassiti ma anche di ammaccature e imperfezioni tramite processi fortemente meccanizzati che garantiscono un’elevata produzione.
Inoltre la presenza sul mercato di una gamma limitatissima di varietà di frutta, comporta un rischio biologico molto elevato. Se infatti si perde quel patrimonio genetico naturale che caratterizza in maniera diversa ogni pianta (come la resistenza a certi terreni o climi, la resistenza a certe malattie, la ricchezza e varietà di sapori, colori ed elementi nutritivi), si indeboliscono sempre più le poche razze presenti, consentendo a pochi parassiti di danneggiare interi raccolti ed obbligando gli agricoltori a trattamenti antiparassitari sempre più intensi. E si impoveriscono i valori nutritivi delle mense nostre e dei nostri figli.
Al contrario una grande varietà di piante diverse consente invece una estrema diversificazione di colori, sapori, resistenze e contenuti nutrizionali, con immenso vantaggio per la comunità e per ogni singolo individuo.
Il recupero e la coltivazione dei frutti antichi, inoltre, richiede di saper aspettare con pazienza che ogni varietà giunga naturalmente a maturazione,
produce frutti meno belli esteticamente, non ricorre all’impiego di antiparassitari, genera una produzione dalle quantità limitate ma dall’altissima qualità biologica.
Abbiamo quasi perso il gusto ed il sapore di una vera marmellata o di un frutto staccato dall’albero e addentato sprigionando profumi e sapori. Piante antiche, piante tipiche dei nostri terreni e quello che rischiamo di perdere, e forse lo abbiamo già perso, non è solo il gusto di un sapore… Nomi, sapori, profumi e ricordi tramandati dal lavoro e dalle esperienze di tempi neanche troppo lontani.
Riscoprire questi frutti significa rinsaldare un contatto con un passato fatto di lavoro nei campi, un lavoro duro ed umile ma depositario di conoscenze arcaiche, di rispetto per la terra e dei cicli naturali ( e non quelli del mercato) ai quali siamo indissolubilmente legati, del senso ormai scomparso in cui ogni cosa veniva guadagnata con il sudore e il merito del proprio lavoro.
Tramite questi frutti si ha la possibilità di rinsaldare un contatto diretto con le nostre tradizioni, gli usi popolari, i sistemi di coltivazione, la storia alimentare, verificando l’importanza che queste piante potevano avere nella vita sociale, economica, religiosa, ecc…
Lo scopo primario è quello di salvare concretamente queste piante, ma oltre a reinserirle anche a livello boschivo, garantendone in questo modo la continuazione della specie indipendentemente dal loro valore produttivo, riteniamo importante diffonderne la storia raccogliendone tutte le informazioni e conoscenze popolari inerenti il ruolo assunto presso le famiglie contadine come importanti riserve invernali.
Abbiamo la profonda convinzione che la riscoperta e la diffusione di qualcuna di queste varietà non è solo un gesto di responsabilità verso la natura,
a cui tanto abbiamo tolto. E’ anche un gesto d’amore verso le persone a noi più care, alla loro memoria, alla loro cultura, alla loro storia.
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ohhh!! finalmente si parla di cose serie! volenti o nolenti mi unisco al gruppo…ho un sacco di cose da dire in proposito!
Aspettiamo le tue considerazioni oltre alla manovalanza
I nipoti…di chi?