Domenica faticosa, ma ampiamente ripagata dalle emozioni di una passeggiata sui monti, alla scoperta di un angolo meraviglioso, dove il tempo sembra essersi fermato svariate migliaia di anni fa. Siamo arrivati a Tre Scogli verso le 10,30, con l’intenzione di togliere un po’ di erbacce e di cespugli secchi dalle piane. Armati di pane e biroldo, un pezzo di formaggio e una bottiglia di vino rosso a seguito, tanto per evitare che la fame ci cogliesse di sorpresa. Mentre Roberto cercava di liberarsi dei rovi, io mi dedicavo alle public relations… chiacchierando con i vicini! Praticamente ho passato così tutta la mattina, nell’ozio più sfacciato, ignara della sudata che avrei fatto da lì a poco tempo.

Verso mezzogiorno, quando i vicini si sono ritirati per il pranzo, sono arrivati i nostri amici Stefano e Carmela, che ci hanno comunicato l’intenzione di andare a “Grotta all’onda” subito dopo pranzo. Abbiamo fatto un giretto per le nostre piane, quindi abbiamo pranzato insieme e abbiamo deciso di seguirli per una passeggiata digestiva.

Il sentiero parte subito sopra il metato e si arrampica su una serie di piane ben curate, con qualche pagliaio qua è la, talmente belle da sembrare finte. A sinistra il monte Gabberi, a destra la cima innevata del Prana; il mare alle spalle. Le piane sono interrotte abbastanza precocemente dall’acquedotto che costeggia la montagna e sul quale siamo saliti, incamminandoci verso est.

Il sentiero è agevole e pianeggiante; oltrepassando Casoli, che dall’alto sembra una cartolina, troviamo sulla nostra sinistra i resti di una funivia. Non credevo che quei monti fossero così abitati; invece ci sono molti gruppi di case, molte delle quali restaurate recentemente. L’abitato si fa via via sempre più rado, e ben presto il sentiero scompare sotto un costone sporgente; è stato creato un camminamento artificiale, un terrazzo di ferro, sotto l’acquedotto.

Oltrepassato quello, si sale nuovamente sopra l’acquedotto e si prende poi un sentiero che si inerpica nel bosco. E’ abbastanza ripido e io constato con una certa amarezza che non ho più la forma fisica di un tempo.  Lungo il percorso, mi fermo un po’ per la fatica, un po’ per ammirare il tappeto di gelsomini e di giunchiglie che, a dispetto del freddo intenso appena passato, crescono rigogliosi insieme a cespugli di crochi in boccio.

Ogni tanto si intravede anche qualche fungo. Sono agarici, non saprei dire se commestibili o meno: li lasciamo tranquilli al loro posto, e continuiamo il cammino. Dopo una piccola discesa, giungiamo a una radura dove si trova un vecchio lavatoio, con una fontana di acqua freschissima. Beviamo, e continuiamo a camminare su per un sentiero che ben presto torna ad essere ripido.

Sulla destra, torniamo nuovamente a vedere il monte Prana, ancora ben innevato. Via via che camminiamo sentiamo sempre più forte il rumore dell’acqua che scroscia.

Oltrepassiamo un ruscello e appena il bosco si dirada, il paesaggio cambia e si presenta davanti a me uno spettacolo magnifico: una parete rocciosa, a striature verticali grige, nere, verdi, bianche, dalla quale sgorgano a varie altezze numerose cascatelle d’acqua di sorgente. Lasciamo questo spettacolo incantevole alla nostra sinistra e ci dirigiamo verso la Grotta all’onda.

Si tratta di un’apertura nella roccia, una bocca che da lontano sembra un’onda. E’ molto grande, una cavità preistorica, ampia circa 40×60 metri e all’interno ci sono ancora i resti degli scavi archeologici lì condotti qualche anno fa. La volta della grotta è interamente cosparsa di licheni e muschi, di muffe di diversi colori. E’  stata abitata da pastori fino al secolo scorso, a partire dall’epoca preistorica: pare infatti che i primi inquilini furono i neanderthaliani!

Tutto si è conservato perfettamente, anche se nel corso degli anni è stata fatta qualche aggiunta: un tavolo di legno, per esempio, con due panche, per permettere il ristoro ai viandanti che giungono fino a lì. Fuori dalla grotta, utilizzando qualche sasso, è stato perfino costruito un forno a legna. Ci sono i ferri e una gratella per grigliate…ma tutto ben in ordine, utilizzabile nel massimo rispetto per quel luogo magnifico.

Ci siamo fermati una decina di minuti in quel luogo fuori dal tempo, poi siamo tornati sui nostri passi. Abbiamo aspettato il tramonto nella piazzetta davanti a casa, poi abbiamo chiuso le imposte e ci siamo incamminati verso la macchina; i vicini ci avevano lasciato lì un dono molto gradito: rape, cardi e porri… cena assicurata per tutta la settimana! Una giornata così bella non poteva concludersi in un modo migliore.

Le foto della camminata