Haiti è in ginocchio. Centinaia di migliai di morti, cadaveri nelle strade, voci da sotto le macerie, feriti abbandonati, fame e sete tra i sopravvissuti mentre la macchina dei soccorsi e degli aiuti non sembra funzionare.

La rabbia aumenta così come gli episodi di saccheggio e di violenza. L’invasione militare degli Usa interessati più alla geopolitica dell’area che a portare aiuto, suscita preoccupazione. Spiccano in questo squallido spettacolo i vuoti proclami di governi europei e le uscite razziste della Lega Nord sui poveri haitiani.

Tutto questo mentre turisti americani navi da crociera di lusso continuano ad attraccare in baie dalle acque cristalline dove, in spiagge private, i turisti fanno il bagno, o sorseggiano cocktail, o si divertono con i jet ski, le moto d’acqua. Mentre si muore ancora nella “città dei dimenticati“.

Un altro fallimento della cosidetta ” comunità internazionale” mentre il presidente del Senegal, Wade,  ha dichiarato di voler favorire il «ritorno» in Africa degli haitiani, offrendo una terra ai discendenti degli schiavi. «Non hanno scelto loro – ha spiegato Wade – di andare in quell’isola e non sarebbe la prima volta che ex schiavi o loro discendenti possono ritornare in Africa. È già successo in Liberia, dove gli ex schiavi si sono integrati con la popolazione locale e hanno formato la nazione liberiana … È nostro dovere riconoscere loro il diritto di tornare nella terra dei loro antenati».

L’unica cosa sensata letta in questi giorni e che viene dal cuore… dal grande cuore dell’Africa.

Ne parlano: Voglia di terraManteblog, Federico Rampini , Carlo Gubitosa, Gennaro Carotenuto

Haiti: crociere, cocktail e bagni di sole a due passi dalla morte