“Per millenni i contadini hanno vissuto in armonia col territorio, contribuendo col loro lavoro a mantenere vive varietà vegetali e specie animali. L’agrobusiness fondato sulla speculazione finanziaria sta pericolosamente travolgendo questo equilibrio. Scegliere un modello di agricoltura dalla parte della terra e di chi la coltiva, è un primo importante passo per garantire realmente la salvaguardia della biodiversità.”

Credo che siamo a un punto di non ritorno. Noi abbiamo scelto di stare dalla parte della terra ma quanti sono disposti a rivedere i proprio modelli di consumo anche tra quelli che oggi si professano “ecologisti”?

Biodiversità, ripartiamo dall’agricoltura sostenibile
di Andrea Ferrante, presidente Aiab

Dopo i miseri risultati del vertice sul clima di Copenaghen, anche gli obbiettivi per la salvaguardia della biodiversità, previsti per il 2010, verranno mancati. È la stessa Commissione europea ad ammetterlo, inaugurando l’anno internazionale della Biodiversità. A rischio è il capitale naturale europeo e del pianeta costituito dai diversi ecosistemi, dalla ricchezza delle specie e dei geni che forniscono all’uomo alimenti, assorbono il carbonio pulendo l’aria e regolano il flusso delle acque.

I dati sono allarmanti: nel mondo la percentuale di perdita delle specie è da 100 a 1000 volte più alta del normale. Oltre un terzo delle specie controllate sono in pericolo di estinzione e si stima che il 60% dei servizi dipendenti dagli ecosistemi abbiano subito un degrado negli ultimi 50 an ni. In Europa, in particolare, i dati relativi all’habitat mostrano che solo il 17% ha avuto una condizione favorevole di conservazione. E dal 1950, l’Europa ha perso oltre la metà dei suoi zone umide. Il commissario all’ambiente Stavros Dimas chiede ai ministri europei “su quale livello di ambizione intendono puntare al 2020 per lottare contro la perdita di biodiversità”.

Ma il punto è un altro: Il fatto che l’appuntamento con il 2010 venga rimandato al 2020 per il fallimento degli obbiettivi prefissati, deve far riflettere su quali siano le vere cause e le reali responsabilità che contribuiscono alla riduzione di biodiversità nel mondo.

Una politica agricola internazionale che punta su Ogm, agrocombustibili e monoculture intensive non può che aspettarsi come risultato una progressiva e crescente riduzione della biodiversità. Per millenni i contadini hanno vissuto in armonia col territorio, contribuendo col loro lavoro a mantenere vive varietà vegetali e specie animali.

L’agrobusiness fondato sulla speculazione finanziaria sta pericolosamente travolgendo questo equilibrio. Scegliere un modello di agricoltura dalla parte della terra e di chi la coltiva, è un primo importante passo per garantire realmente la salvaguardia della biodiversità.

da www.aiab.it