L’uva è come il maiale
Non solo vino e grappa… L’uva è come il maiale: Non si butta via niente…
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Non solo vino e grappa… L’uva è come il maiale: Non si butta via niente…
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Potenza del marketing, ma nessuno mi pare dica niente sul fatto che il vino sfuso non costa quasi niente (anche quello docg) e a bottiglia lo si venda ai grossisti a prezzi stracciati.
Il valore del prodotto vino è basso, meno male regge la vinaccia… risate amare..
Amarissime… -Un’altra notizia…
L’Unione Europea è intenzionata a ridurre lo squilibrio tra domanda e offerta di vino agendo sui diritti d’impianto e reimpianto e premiando l’estirpazione dei vigneti. Non stiamo però parlando di un’economia chiusa e oltretutto l’Europa non detiene più l’esclusiva nella produzione di vino. Il problema principale risiede nel calo strutturale dei consumi domestici e nella crescente concorrenza dei paesi del cosiddetto Nuovo Mondo. La spesa per incentivare l’estirpazione dei vigneti ammonta a oltre un miliardo di euro. Ma sarà del tutto inutile.
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001841.html
Hanno impiantato viti dove prima c’era grano e girasole e non ne escono dei gran vini.
Sono stati comprati diritti di reimpianto in Puglia e Sicilia per trasferirli in Toscana, spesso le vigne nel sud non sono mai state tolte di conseguenza.
Gli imbottigliatori hanno imbriacato tante aziende con i prezzi dello sfuso che si sono ampliate, hanno speso, si sono indebitate e ora affogano.
I prezzi dello sfuso ora sono allo stremo, gli imbottigliatori comprano uva e vino a prezzi stracciati e lo rivendono a prezzi bassi che facendo milioni di pezzi anche con un guadagno di dieci centesimi a bottiglia i conti si fanno alla svelta.
Il vino in quelle bottiglie è spesso osceno.
Il piccolo deve sparire. Il medio deve vendere a due soldi e sparire.
Il medio che vende bottiglie a prezzi eagerati perchè pomato dalla moda, dal marketing, da penne accondiscendenti ecc. resiste e va nel culo a tutti, ma spesso si tratta di capitani di ventura con altre attività che vedono nel vino un risalto per l’attività principale.
Di fatto l’artigiano, il passionista, il cultore non sono ammessi.
La sana tendenza del contadino di piedi saldi in terra la si è persa, tutti imprenditori negli anni passati, con la differenza che chi ha una struttura e certi canali giusti campa, chi guarda agli specchietti per le allodole rizza le gambe perchè ha voluto alzarsi o correre troppo.
Tanti nani, ballerine, venditori di fumo e di parole si sono arricchiti negli anni con l’onda lunga del vino.
Credevo la crisi se lli portasse via, invece come spesso succede mi sbagliavo.
I cisternisti, si sono riconvertiti, parlano di terroir, cru, autoctono, biologico ecc. ecc.
La giostra continua.