“Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici, destinati ai partiti – già drasticamente tagliati dalle manovre finanziarie del 2010-2011 – sarebbe un errore drammatico, che punirebbe tutti allo stesso modo (compresi coloro che in questi anni hanno rispettato scrupolosamente le regole) e metterebbe la politica completamente nelle mani di lobbies, centri di potere e di interesse particolare.” Questa è la premessa della proposta di legge su  “Misure per garantire la trasparenza e il controllo dei bilanci dei partiti e dei movimenti politici”. I primi firmatari sono Alfano, Bersani, Casini, Cicchitto, Della Vedova, Franceschini…

Parlare, da parte di questa classe politica, di errore drammatico, in merito a finanziamenti pubblici allegramente gestiti in questi anni ( nonostante un referendum abrogativo e velocemente dimenticato ) mentre il vero dramma è quello di una quotidianità fatta di precarietà, difficoltà economiche. licenziamenti e suicidi, segna il punto di non ritorno di quella che ci ostiniamo a chiamare ancora democrazia.

L’Italia sta sprofondando nel baratro di una recessione profonda, duratura, che sconvolgerà rapporti sociali e di convivenza civile e le classi dirigenti, politiche, economiche di questo disgraziato paese continuano a pensare come salvare le proprie bende e prebende incuranti di una deriva populista e qualunquista che trova terreno fertile nel ventre molle di una larga parte di italioti televisionari, evasori, intrallazzatori e pronti a calpestare gli altri per i propri interessi.

La commedia italica non è cambiata molto. Tangenti, ruberie, corruzione, paradisi fiscali, trame oscure e trame alla luce del sole. Cambiano gli attori ma rimane identica la trama. Triste futuro quello di un paese dove un comico miliardario diventa il Masaniello della rivolta popolare mentre il Palazzo e le caste ( dai politici ai tassisti passando per giornalisti e notai) succhiano avidamente anche il midollo delle ossa del cadavere italico.