Tre Scogli – La fotocronaca dell’orto 2012

Terra dura e aspra, terra soluzione obbligata, senza alternative e confini, per scongiurare la fame sovrana degli anni post-bellici, la terra è bassa secondo la ben consolidata etichetta che meglio definisce ed illustra i contorni della fatica, terra dolce e amara, terra ventre materno sempre succube delle insidie e delle grazie del cielo, un po’ benigno e talvolta maligno.

Lingue di terreno duro appollaiate in fasce sulle pendici dei nostri monti, nel passato titoli di stato ed obbligazioni su cui investire, lingue di terreno che nell’agevole oggi spesso sono lasciate all’abbandono.

All’uomo antico la rinnovata certezza di ripercorrere un cammino di fatica e di sudore che da sempre gli ha regalato i migliori frutti che solo il lavoro duro riesce a dare, all’uomo moderno e neofita il sogno cullato da sempre di riuscire a ripercorrere le strade antiche, raccontate e vissute solo nelle serate passate ad ascoltare le peripezie figlie della necessità.

L’uomo antico ha la chioma scarna e le spalle ricurve ma tiene ben salda la zappa tra le mani ed i suoi colpi donano carezze alla terra ambiziosa di regalargli il meglio di se stessa, l’uomo moderno, diritto come un fuso, è poco incline alla fatica e preferisce cancellare la terra sotto il cemento senza pensare al domani…